La visita del Diletto

Dal Cantico dei cantici         2, 8-14; 8, 6-7


Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.

Somiglia, il mio diletto, a un capriolo
o ad un cerbiatto.

Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.

Ora parla, il mio diletto, e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia tutta bella, e vieni!

Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora si fa sentire
nella nostra campagna.

Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.

Alzati, amica mia,
mia tutta bella, e vieni!
O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro.

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la gelosia:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio».